Tre vasi, tre maschere, tre architetture del mistero.
La pietra ne è il corpo, l’intreccio il volto. Il Libeccio di Sicilia, il Diaspro Antico di Sicilia e il Grigio Billiemi fondano una presenza antica, densa di tempo e memoria; il rattan con dettagli in corda paglia e olivo ne disegnano il volto, costruendo una fisionomia che esiste soltanto nella relazione tra linea, luce e attraversamento.
In Turandot, l’enigma è una forma di conoscenza: non cela la verità, ma ne differisce l’accesso. Allo stesso modo, questa collezione non rappresenta il volto, ne mette in scena la possibilità. L’intreccio diviene una grammatica visibile del pensiero, una scrittura che lascia filtrare lo sguardo senza mai concederne il possesso.
La maschera nasce così dall’incontro di due tempi: quello profondo della pietra e quello paziente del gesto che intreccia. Tra permanenza e costruzione, materia e segno, il volto affiora come un’apparizione, rivelando che il mistero non risiede dietro la forma, ma nella sua stessa geometria.
Design Gumdesign · Artigiani Cusenza Marmi + Intrecci Toscani · Foto Laura Fiaschi · 2026